domenica 18 dicembre 2011
venerdì 9 dicembre 2011
L’alluvione che ha spazzato il sogno del paradiso
di Marco Preve, Blog Trenette e Mattoni
A chi in queste ore, di fronte al tracollo fisico di una delle zone più celebrate al mondo per le sue qualità ambientali, pratica la filosofia del “se non ora quando”, intesa come approfondimento, dibattito ed eventuale denuncia delle possibili cause della disastrosa alluvione, si oppone un’altrettanto agguerrita linea di pensiero: ora onoriamo le vittime, rimbocchiamoci le maniche per ricostruire e dopo sarà il tempo delle polemiche.
Come se la riflessione impedisse l’attività di soccorso e di ricostruzione. E’ una forma di ipocrisia che offende per primi donne e uomini uccisi dal fango. Ed è, a ben vedere, la stessa ipocrisia che in questi anni, dietro l’immagine da cartolina, dietro la griffe del turismo eco compatibile, dietro l’incessante sbarco di vacanzieri americani, colti e disposti a spendere, ha nascosto quel dissolvimento sociale delle Cinque Terre che è all’origine anche dello sfaldamento dei suoi terrazzamenti, della impietosa ribellione dei suoi antichi rivi. E della sua disgregazione sociale, come evidenziano molti osservatori.
Si può dire che l’alluvione che ha spazzato il sogno del paradiso è iniziata un anno fa, quando l’inchiesta giudiziaria sui vertici dell’Ente Parco ha portato a galla un sistema clientelare che, più che alla conservazione dell’ambiente, pensava a quella del potere e, per ottenerlo, era disposto anche a piegare le rigide norme paesistiche ed urbanistiche. E buona parte della popolazione, certo non tutta, questo sistema lo ha condiviso, qualcuno in maniera consapevole, i più per inerzia.
Perché, come ha ben spiegato lo scrittore Maurizio Maggiani, la maggior parte degli abitanti della Cinque Terre da anni aveva fatto una scelta chiara: vivere non più di agricoltura ma di camere affittate. Non è un giudizio ma un dato di fatto. Che comporta una conseguenza: se non si vive più della terra, quella stessa terra non la si cura più come si faceva prima. Ma anche chi amministra e gestisce il territorio sembrava ormai proiettato solo ad espandere quanto più possibile il “contenitore Cinque Terre”. In perfetta contraddizione con lo sviluppo di quel turismo compatibile e rispettoso che rappresentava il progetto iniziale. E così ecco spuntare enormi autosilos, la prima piscina delle Cinque Terre - quella dell’hotel Porto Roca, progettata da un ex Soprintendente e autorizzata perché «di pubblico interesse» -, il progetto di un residence, pure quello con piscina vicino a Corniglia, e ancora una proposta per 30 villette di nuovo a Monterosso. O ancora quell’idea dell’ex presidente Franco Bonanini di costruire una funivia a Riomaggiore per portare in cima al monte Bramapane più turisti possibile.
Come spiega bene Claudio Frigerio, ambientalista: «Qui alle Cinque Terre la speculazione si è solo affacciata e non ha fatto breccia, ma solo perché è arrivata la magistratura a fermarla. E' una mentalità che si era diffusa tra gli abitanti e gli amministratori e alla fine nessuno pensava più alla manutenzione minima dei torrenti - dice Frigerio -. I rivi sono sempre passati in mezzo alle case, prima aperti e poi tombinati, ma un tempo si puliva all'ingresso della copertura per evitare che scoppiassero. Poi si è smesso di farlo e questo è il risultato. Il metodo Bonanini ha arricchito molti ma ha impoverito il territorio».
Ma sarebbe ingiusto parlare di un “metodo” praticato solo dall’ex presidente del Parco. Perché la ancora più impattanti sono state altre scelte compiute nello spezzino. Basti dire che alla foce di quel Magra la cui piena ha devastato e distrutto costringendo all’evacuazione centinaia di persone, c’è in ballo il mega progetto per il porto turistico di Marinella per mille posti barca e migliaia di metri cubi di nuove volumetrie. Oppure nella piana di Brugnato, il paese in cui ha piovuto di più durante il nubifragio e dove il Vara ha esondato, è prossima la posa della prima pietra (rinviata per la devastazione) del contestato outlet intitolato, guarda caso, ShopInn Brugnato Cinque Terre: con un matrimonio tra commercio di massa e turismo culturale che farebbe rizzare i capelli anche ai più accaniti sostenitori delle unioni geneticamente impossibili.
C’è infine un’altra questione che in queste ore merita di essere accennata. Il cronico disinteresse al dibattito - che non fosse di pura accademia - su queste tematiche da parte degli ordini professionali si trasforma nei momenti della tragedia in un fiorire di dichiarazioni. Cito da un’agenzia le parole di Leopoldo Freyrie presidente nazionale degli architetti: «La manutenzione del territorio deve diventare la più grande e indispensabile infrastruttura del Paese per poter abbandonare per sempre la logica dell’emergenza. Se si fosse operato così, non ci troveremmo oggi di fronte alla nuova immane tragedia che ha colpito l’Italia». Qualcuno potrebbe gentilmente chiedere a Freyrie chi ha progettato interventi assai discutibili proprio da punto di vista dello sfruttamento del territorio? Chi li ha magnificati con rendering coloratissimi illustrandoli con al suo fianco costruttori, sindaci e assessori? Ecco, avessimo una volta una reprimenda ex ante da parte di un presidente degli architetti, sarebbe già un bel passo avanti sul fronte della cura del territorio.
Perché, come dice il presidente regionale ligure della Coldiretti Germando Gadina: «In Liguria l’avidità, nel senso più ampio del termine, si è mostrata, negli ultimi 50 anni, nel continuo furto di terreno agricolo utilizzato per edificare, cementificare, appiattire, livellare, apportare modifiche permanenti al bene “paesaggio” con l’erronea convinzione che i processi costruttivi potessero essere la chiave dell’economia ma in realtà con una sola certezza: sui terreni dove si è costruito, l’attività agricola non si farà mai più».
giovedì 8 dicembre 2011
Cemento, sei mesi di stop in Liguria. Stop all'Outlet di Brugnato
La Regione ha adottato la variante urbanistica che riguarda soprattutto i comuni dello Spezzino
di AVA ZUNINO, La Repubblica, 7 dicembre 2011
Il progetto dell'Outlet di Brugnato
Fermi tutti: da oggi si bloccano per sei mesi le nuove edificazioni in tutte le aree che sono state inondate nelle alluvioni delle scorse settimane. E' una delle misure previste dalla variante urbanistica di salvaguardia adottata dalla giunta regionale e che riguarda in modo pressoché esclusivo i comuni dello Spezzino. "L'alluvione a Genova non ha modificato i confini delle aree di rischio previste dai piani di bacino", ripete ancora il presidente della Regione Claudio Burlando. Come dire che in queste aree genovesi non possono esserci edificazioni previste o in corso e se ci sono sono in contrasto con il piano di bacino esistente.
Nella delibera varata ieri sera dalla giunta all'unanimità, c'è dunque la moratoria per il cemento ed è calibrata in maniera diversa a seconda che si tratti di cantieri aperti o progetti già autorizzati, come è il caso dell'outlet di Brugnato, oppure progetti il cui iter autorizzativo non è ancora concluso. Quest'ultimo potrebbe essere il caso degli edifici e della darsena di Marinella. Tutto passa ad un nuovo esame dell'Autorità di Bacino. Dunque, non sarà la Regione ad approfondire l'accaduto ma l'autorità preposta ad occuparsi del regime delle acque.
La delibera stabilisce che se i progetti non sono ancora cantierabili, ma è ancora in corso l'esame e le procedure autorizzative non sono concluse, lo stop durerà sei mesi: in questo periodo l'autorità di bacino analizzerà le carte e deciderà se le previsioni progettuali sono da approvare o se, alla luce di quanto accaduto nell'alluvione, devono essere modificate o bocciate. La stessa Autorità, se fosse necessario, avrà altri sei mesi di tempo per approfondire questa istruttoria. In sostanza, per i progetti in itinere lo stop potrebbe arrivare ad un anno.
Si fermano ma con tempi più brevi, anche i progetti che sono già cantieri o che sono stati autorizzati, ed è il caso dell'outlet di Brugnato, che aveva provocato scontri tra gli stessi assessori della giunta regionale.
In questi casi, i progetti saranno inviati nuovamente all'Autorità di Bacino, che avrà 45 giorni di tempo a partire dal 15 dicembre, per pronunciarsi di nuovo alla luce dell'accaduto. Anche in questo caso, potrà trattarsi di un ripensamento totale, trasformando in una bocciatura la vecchia autorizzazione, un ripensamento parziale (che richiede modifiche progettuali) o un nuovo benestare. In tutti i casi queste istruttorie saranno chiuse alla fine di gennaio.
Burlando spiega ancora che lo spirito del provvedimento è adeguare gli strumenti di tutela: "da questo evento alluvionale sono emerse mappe di rischio diverse da quelle conosciute finora. Lo spirito è fare una riflessione per vedere se ciò che avevamo pensato finora è ancora giusto o se va rafforzato".
La delibera comprende le mappe delle zone allagate nelle due alluvioni di fine ottobre nello spezzino e del 4 novembre a Genova, e con una serie di prescrizioni di protezione civile, stabilisce cosa si deve fare e cosa non è possibile fare per i prossimi sei mesi. E' una sorta di regime speciale che durerà fino al prossimo mese di giugno e che riguarda un'area più vasta di quella già individuata come "a rischio" dai piani di bacino esistenti. Le mappe allegate alla delibera in sostanza individuano una nuova perimetrazione del rischio perché di fatto fotografano un cambiamento delle classificazioni dei piani di bacino in vigore.
mercoledì 30 novembre 2011
Ci batteremo in tutti i Comuni per la tutela del territorio
Liberazione, 16 novembre 2011 di Chiara Bramanti, segretaria provinciale Prc La Spezia
2011: anno zero da cui ripartire
Cara “Liberazione”, passata l’emergenza alluvione, dobbiamo tutti considerare il 2011 come anno zero da cui ripartire. Diciamo tutti insieme stop al cemento. Rifondazione Comunista della Spezia è stato l’unico partito che ha organizzato una squadra di volontariato permanente, accogliendo nella propria sede oltre quattrocento ragazzi dalle “fasce rosse” per portare aiuto a Fiumaretta, Brugnato e Borghetto Vara.
Nei giorni scorsi con noi a Borghetto ha prestato il suo contributo anche il segretario nazionale Paolo Ferrero, che ha condiviso la nostra analisi. Il clima è cambiato, ma si continua a rubare spazio agli alvei fluviali. (...) I sindaci plenipotenziari non fanno che monetizzare il territorio per oneri d’urbanizzazione, dando in concessione aree a rischio per centri commerciali pieni di capannoni vuoti e di lavoratori precari, o per residenze destinate ad essere sfitte. Si stigmatizza ogni buona pratica, così la colpa dei disastri è di chi dice no alla speculazione edilizia. La politica ha fallito in molte realtà. (...)
Questa tragedia segna un passaggio decisivo per il nostro territorio. Quanto è avvenuto in questi giorni traccia una demarcazione profonda, un punto di non ritorno rispetto al quale non c’è più tempo per indugi per mediazioni politiche. Rifondazione Comunista, in tutte le amministrazioni spezzine dove è presente, farà una battaglia politica per la revisione dei Puc che abbia come obiettivo la vulnerabilità del territorio e la sua tutela, da accompagnarsi con norme di salvaguardia: blocco e moratoria edilizia fino alla loro predisposizione. Lo abbiamo già fatto approvare lo scorso anno a Lerici e appena due giorni fa la nostra mozione è stata approvata nel Comune di Ortonovo. Riteniamo, senza se e senza ma, che questi principi dovranno essere
gli assi portanti dei programmi delle prossime amministrazioni.
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