sabato 26 febbraio 2011

Piano Casa in Liguria, l’Idv sbianchetta i vincoli e tira la volata ai signori del mattone

di Ferruccio Sansa
Il Fatto Quotidiano, 24/2/2011

L’assessore Idv “sbianchetta” i vincoli del Piano Casa. Senza nemmeno avvertire la sua maggioranza fa un regalo ai signori del mattone che potrebbero riversare sulla Liguria 40 milioni di metri cubi di cemento. Ormai il Piano Casa della Liguria è diventato un caso nazionale per il centrosinistra e soprattutto per il partito di Antonio Di Pietro che pure nei manifesti elettorali portava scritta in evidenza la parola “ambiente”.

Oggi il Consiglio Regionale voterà un piano da cui dipende il destino del paesaggio. In Liguria se ne parla da mesi, ma anche i Verdi ed esponenti nazionali del Pd sono intervenuti per lanciare l’allarme: il Piano Casa voluto dal centrosinistra di Claudio Burlando ha rischiato di superare a destra le norme di Ugo Cappellacci. Capire esattamente che cosa preveda l’ultima versione per i cittadini è un rebus: ogni giorno il testo cambia, con la sinistra che chiede vincoli, ma l’assessore Idv e una parte del Pd che li tolgono (per la felicità del Pdl e dei costruttori). Secondo l’ultima versione modificata in extremis il Piano sarà applicabile agli immobili parzialmente condonati (un nodo particolarmente indigesto per la sinistra), ma sarà leggermente corretta la norma più devastante che avrebbe consentito di spostare i capannoni industriali in zone residenziali e di trasformarli in case incrementando addirittura i volumi. Un disastro per l’ambiente. Secondo il nuovo testo le strutture industriali potranno essere spostate, ma se diventeranno case non potranno essere ampliate. Pare.

Ma andiamo con ordine: un mese fa l’assessore all’Urbanistica Marylin Fusco (Idv, vicepresidente della Regione) presenta quella che dovrebbe essere l’ultima versione del Piano. E pur in una Liguria ormai ricoperta dal cemento scoppia la rivolta: il Piano Casa firmato Fusco prevede ampliamenti per gli immobili condonati e per i manufatti industriali e artigianali (leggi capannoni) fino al 35 per cento. Non solo: possibilità di demolire e ricostruire con aumento volumetrico estesa a tutti gli immobili, dunque non soltanto a edifici pericolanti e ruderi. Ancora: si parla di comprendere anche gli alberghi.

Insomma, sarebbe una pietra tombale sull’ambiente di una regione che campa sul turismo, ma paradossalmente punta tutto sul mattone. Angelo Bonelli, presidente nazionale della Federazione dei Verdi lancia l’allarme: “Quarantacinque milioni di metri cubi di nuove costruzioni. Il piano casa della Liguria è come Attila. Per questa regione, per il suo paesaggio, ma anche per il turismo e l’economia sarebbe un colpo fatale. Sta per arrivare una seconda rapallizzazione”. Così anche una parte della maggioranza di centrosinistra si sveglia e alza la voce. Prima si decide di congelare il Piano, poi si arriva a un accordo tagliando gli aumenti volumetrici per gli edifici industriali. Marylin Fusco non nasconde la sua delusione, sostenuta paradossalmente soprattutto dal centrodestra che ha sempre sostenuto la norma.

Ma quando la battaglia sembra finita ecco la sorpresa, come ha rivelato Alessandra Costante sul Secolo XIX: il documento concordato dalla maggioranza approda in Commissione con un testo sostanzialmente modificato. Ecco ricomparire il via libera alla demolizione dei capannoni produttivi e il loro spostamento, fino a un massimo di 10mila metri cubi e con l’aumento del 35 per cento della volumetria, anche in zone residenziali senza troppi vincoli legati agli indici del Puc. Insomma, i consiglieri regionali si ritrovano davanti un documento che pare accogliere le osservazioni di Marco Melgrati, il vice presidente della commissione Attività Produttive, ex sindaco Pdl di Alassio, architetto, plurindagato per illeciti urbanistici. I consiglieri di centrosinistra fanno un salto sulla sedia: Fusco non li aveva informati delle modifiche sostanziali al documento. Non tutti, almeno. Il capogruppo del Pd, Nino Miceli, al Secolo XIX ammette: “Sì, io lo sapevo: se le obiezioni hanno un fondamento devono essere prese in considerazione”. E ricomincia la mediazione. “Abbiamo costruito un emendamento che mantiene il premio del 35 per cento per le attività produttive quando vengono delocalizzate, ma se invece c’è un cambio di destinazione d’uso e l’intervento diventa residenziale perché il Puc lo prevede, allora viene cancellato l’incremento”, spiega Miceli. Assicura: “E’ una norma più restrittiva di quella vigente”.

Ma i Verdi e i Radicali non sembrano per niente convinti. Per domani annunciano una protesta contro il Piano. Ci sarà anche Domenico Finiguerra, sindaco anti-cemento noto in tutta Italia. E pensare che dal Pd nazionale già l’anno scorso erano arrivati chiari segnali di allarme: “È il piano più cementizio d’Italia”, aveva attaccato il Roberto Della Seta (Pd), accusando la “lobby del cemento” interna al partito. Pippo Civati e Debora Serracchiani non erano stati meno duri: “Se la realtà del Piano varato da un’amministrazione di centrosinistra dovesse superare le fantasie di Berlusconi, ci sarebbe da preoccuparsi. Il centrosinistra ligure abbia la forza di distinguersi da questo modo di procedere. La nostra generazione non si deve macchiare degli stessi errori compiuti dalla precedente”.

Il Pd ligure, però, già allora aveva fatto capire che aria tirava: “Serracchiani e Civati farebbero bene a pensare ai fatti loro, anziché parlare di cose che non conoscono”, disse Mario Tullo, allora segretario ligure del Pd. Insomma, nonostante le accese proteste di associazioni, comitati e cittadini, nonostante i timidi dissensi, il Pd va dritto per la sua strada. Del resto negli ultimi quindici anni centrosinistra e centrodestra hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo e si sono votati al cemento. Claudio Burlando, pur con recenti ripensamenti, è stato uno dei massimi sponsor della colata di cemento che ha portato ovunque in Liguria nuovi porticcioli (siamo quasi a trentamila posti barca, uno ogni 47 abitanti). Il 12 ottobre 2005 disse: “Un mio amico di Bologna (Prodi, ndr) si è augurato di vedere sulle nostre spiagge più ombrelloni e meno porticcioli. Invece io dico: più ombrelloni e più porticcioli”. Così ecco nascere porticcioli di centrodestra e di centrosinistra: a Imperia 1.400 posti barca, voluti fortissimamente dall’altro Claudio (Scajola), sui quali adesso indaga la magistratura. Alla Marinella, alle foci del Magra (vicino alla Spezia), invece arriveranno quasi mille posti barca più 200 esercizi commerciali e 750 residenze realizzati da una società che fa capo al Monte dei Paschi di Siena, la “banca rossa”, e oggi è partecipata dalle cooperative. Nel cda della società sedeva il cassiere della campagna elettorale di Burlando.

Burlando negli ultimi mesi ha respinto sempre le accuse di chi parlava di un Piano Casa votato al cemento: “Abbiamo dato la possibilità di modesti ampliamenti volumetrici a favore delle attività produttive in un momento di drammatica difficoltà per le nostre imprese”. Ma in tanti ricordano come basti poi una piccola variazione di destinazione d’uso, due righe sui documenti, per trasformare una zona industriale in residenziale. Gli esempi non mancano: a Cogoleto dove sorgeva la Tubighisa alcuni imprenditori amici del furbetto Gianpiero Fiorani stanno realizzando 174mila metri cubi di nuove abitazioni per 1.500 abitanti. Un’operazione voluta dal centrosinistra e firmata dall’architetto Vittorio Grattarola, fraterno amico di Burlando e membro della sua associazione politica Maestrale (dove sta accanto ad altri architetti, imprenditori del mattone e tecnici pubblici che si occupano di urbanistica e, ovviamente, al presidente della Regione che dà il via libera ai progetti).

Intanto a Savona le giunte di centrosinistra hanno voluto fortissimamente la colata griffata dall’architetto Ricardo Bofill che ha cambiato il volto del porto storico, a due passi dall’antica fortezza del Priamar e dalla Torretta simbolo della città. Poi c’è La Spezia, altro comune amministrato dal centrosinistra: la città ha un’occasione unica, ridisegnare e riqualificare la propria costa anche grazie a milioni di metri quadrati di aree che la Marina lascerà libere. E invece ecco il progetto per il nuovo waterfront: sponsor Lorenzo Forcieri (Pd, presidente dell’Autorità Portuale) e ancora la Regione con Marylin Fusco. Legambiente denuncia: “E’ un affare da 250 milioni di euro su un’area di 330mila metri quadrati”. Il progetto, anche questa volta griffato da un architetto straniero (José Maria Tomas Llavador) prevede due grattacieli, uno dei quali di trenta piani, che ospiteranno due alberghi a cinque stelle e poi spazi commerciali, un centro congressi, uffici, parcheggi sotterranei e le immancabili residenze.

Cemento, cemento, cemento. E pensare che, secondo le stime, in Liguria nei prossimi vent’anni la popolazione calerà di 150mila abitanti, che la regione ha già il record di case vuote (65mila) in rapporto alla popolazione. Che il turismo è attività fondamentale dell’economia (15 per cento del pil). Il voto di questi giorni sarà decisivo non soltanto per gli equilibri politici della Regione. Ma soprattutto per il futuro dell’ambiente di una delle terre più belle d’Italia.

Edilizia: Piano Casa forti perplessità dal CNA

Comunicato ufficiale del Consiglio Nazionale degli Architetti


Roma, 14 febbraio 2011. “Siamo fortemente perplessi sull’ipotesi di un rilancio del Piano Casa (Piano Casa Bis) a meno che esso non sia coordinato con le realtà amministrative locali e si ponga l’obiettivo di riqualificare le periferie ed i contesti residenziali degradati. In caso contrario l’intera operazione verrà ridotta ad un mero indiscriminato incremento della capacità insediativa delle nostre città.”

Lo sottolinea il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC).

Per gli architetti italiani è “indubbio che occorra un rilancio del settore edile, profondamente in crisi, così come risulta ormai indifferibile la semplificazione delle procedure amministrative dello stesso settore”

Tuttavia appellarsi all’articolo 41 della Costituzione sulla libertà d’impresa – secondo gli architetti italiani - non può essere giustificazione per mettere mano a riforme disorganiche, incapaci di affrontare in modo strutturale i motivi di crisi del comparto, e che suonano come sanatorie per chi ha edificato abusivamente al di fuori di qualsiasi controllo urbanistico o ambientale.

“La necessità di tutelare il territorio, principale risorsa economica e culturale del nostro Paese, deve procedere in modo contestuale all’identificazione di efficaci strumenti di gestione delle trasformazioni e di promozione dell’architettura di qualità. L’incentivazione degli strumenti connessi al contenimento dei consumi energetici, alla sostituzione dell’edilizia di scarsa qualità, alla riqualificazione complessiva delle nostre città deve far parte, unitamente alle relative agevolazioni di tipo fiscale, di quel complessivo progetto di riqualificazione ambientale del Paese che gli architetti italiani sollecitano da anni.”

Il Consiglio Nazionale ribadisce la necessità di promuovere interventi pubblici e privati nel settore della rottamazione urbana che rappresenterebbero una grande opportunità per l'industria e per l'economia del nostro Paese e per porre mano finalmente ad un piano generale di tutela,di consolidamento e di ricostruzione del patrimonio edilizio postbellico che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza architettonica, urbanistica e ambientale.

L'acquisto solidale. Fanno la spesa collettiva di tutto: dal cibo ai detersivi fino alle scarpe ecologiche

di Emanulea Rosi
La Nazione, 22/2/2011

NIENTE carrelli, corse tra gli scaffali a schivare promotori e cataste di merce, bagagliai stivati di roba che una volta liberata dagli imballaggi lascia la dispensa mezza vuota, ricerche disperate di zucchine e fragole a gennaio, cavoli e kiwi a luglio. La verdura è quella delle aziende agricole sparse per la Provincia, da Fosdinovo a Beverino. Il formaggio si compra dal pastore che Giovanni e sua moglie con i bambini sono andati a trovare a Filattiera, per controllare come vivono e cosa mangiano pecore, capre e mucche. Ogni 15 giorni arrivano burro, caciotte fresche, pecorino e yogurt: tutto garantito biologico, monitorato dalla stalla fino al frigorifero. E il tragitto misura… chilometri zero. O poco di più perché, ovviamente, le arance si comprano in Sicilia, dal frutteto dove un gruppo di soci è andato in vacanza per controllare il ciclo produttivo: maturazione, raccolta, trasporto e godersi un po’ di mare. Le mele da dove se non dal Trentino? Ma senza bollino, tanto quello non si mangia come pure la pubblicità. Se ne compra qualche decina di cassa alla volta, poi si dividono. Ma la carne è della cooperativa di Varese Ligure o dell’allevatore di Falcinello che la porta al macello giù nella Ghiaia, le patate con la farina di mais arrivano dai produttori di Pignone o da Casola insieme al farro come la Marocca, quel pane speciale fatto con la farina di castagne. L’olio è delle colline castelnovesi, il miele di Fivizzano. Nel raggio di qualche manciata di chilometri trovi tutto. E cominci a modificare le regole del gioco, almeno per i piccoli produttori.

LORO sono «quelli dei Gas», i gruppi di acquisto solidali, fino a qualche anno fa pochi integralisti che nuotavano in direzione «ostinata e contraria» alla corrente del consumismo compulsivo. Ma oggi sono tanto incisivi, nel loro piccolo, da far nascere in Sicilia il Consorzio delle galline felici, da «costringere» i produttori di detersivi bio di Rimini a ideare un sistema di trasporto e imballaggio a impatto ambientale vicino allo zero. Da tentare, a Sarzana, di convertire al biologico un panettiere pronto a rifornirli una volta la settimana. Sono i consumatori consapevoli dei Gas, ovvero gruppi di acquisto solidale, immuni alla legge dello spot che ha geneticamente modificato il mercato, facendo comprare la marca prima del prodotto. Pian piano si sono riprodotti: in Italia erano 15 nel 1997 e oggi arrivano al migliaio, in Val di Magra sono 2, dieci in tutta la provincia spezzina e in continua crescita. E ogni Gas raccoglie qualche decina di consumatori. A Castelnuovo «L’Orbaco» (http//intergasp.blogspot.com), nato ormai 7 anni fa prendendo il nome del mitologico alloro, sono una trentina e ogni mese movimentano 3-4mila euro di acquisti: pasta, riso, verdure, detersivi e assorbenti, ma anche le scarpe ecologiche e artigianali dal calzaturificio sopravvissuto ai produttori cinesi proprio grazie ai Gas, pentole del circuito «equo». Tutto in modo consapevole e solidale. «Con la natura, i produttori e noi soci» dice Catia Loccori, l’insegnante che lo guiderà come presidente finchè, dopo 3 anni di mandato, non sarà rinnovato il direttivo. Il comune di Castelnuovo ha dato loro una sede in via Carbone 5 a Molicciara dove tutti i soci si ritrovano l’ultimo sabato del mese per discutere e decidere su nuovi prodotti, iniziative, miglioramenti del sistema, e dividersi la merce. Età sui 45, classe sociale media, maestri e operai, vigili e professionisti, tutti informatissimi sui temi etici, uniti verso la mèta di una vita più sobria e un’alimentazione più semplice. «Il nostro impegno non si esaurisce solo nell’acquisto collettivo — spiega Catia —, ma è indirizzato anche alla solidarietà: abbiamo adottato a distanza Rasid, un bimbo che con la famiglia ha vissuto gli orrori della guerra in Bosnia. Organizziamo anche eventi benefici per raccogliere ulteriori fondi che inviamo, tramite le associazioni Macondo 3 e Tuzlanska Amica, o porta a Tuzla una nostra socia che organizza il viaggio due-tre volte l’anno. Poi ci sono i pranzi sociali, le assemblee che attraverso un dialogo costruttivo ci aiutano a crescere e rafforzarci. I mercatini dei produttori a Spezia nascono proprio sulla spinta dei Gas, e vogliamo farli crescere, anche a Molicciara».

E DA UNA “COSTOLA” dell’Orbaco due anni fa è nato a Sarzana il Barbagas (http://gas.sarzana.forumfree.it/) che lo scorso aprile si è strutturato in una vera e propria associazione culturale, «Mani per Mano», ha trovato aperte le porte del centro «Ceccarelli» di Crociata per la sede dove ogni mese si ritrovano i soci. Niente obblighi ma tutti si danno da fare per aggiungere nuovi prodotti da poter comprare con l’«animo lieve». Ora si sono informatizzati, parlano, comprano, pagano, tutto in rete, con un programmino che gestisce gli ordini dei soci, i loro versamenti sul conto dell’associazione, fatture, conti, comunicazioni. Niente facile però, e Paolo, che si è assunto il gravoso compito del contabile, «discute» con il computer e con i soci che ancora per la tecnologia hanno qualche insofferenza. Nessun problema invece quando c’è da selezionare i fornitori, provare la biancheria intima «bio» di una piccola azienda «etica», o fornire la farina biologica che comprano loro al panettiere disposto ad adeguarsi alle loro esigenze. Attenzione al portafoglio ma non è il risparmio il primo obiettivo del Gas. «Non nasciamo per dare risposte dirette al problema del carovita — spiega il presidente Davide Marchini — Il prezzo è importante, ma non vogliamo risparmiare sulla pelle di chi lavora o a danno dell’ambiente in cui viviamo noi e tutti quelli che producono. Il biologico è uno dei criteri con cui si sceglie cosa acquistare, ma non l’unico». E poi c’è lo scopo sociale. La verdura ai soci arriva a casa: la portano i ragazzi del centro diurno per disabili «Nuovo Volo» di Ceparana, con grande soddisfazione loro e un pensiero in meno per il Gas. «L’allergia per l’ipermercato era già forte, sei mesi fa ho scoperto il Gruppo e mi ha affascinato l’idea di poter creare un’economia dal basso — spiega Rudy — La paternità poi mi ha dato una spinta ulteriore a curare l’alimentazione visto che le quattro cause principali di morte sono legate all’alimentazione. Radical-chic noi? Macché, piuttosto direi umili, ma informati e coscienti».

Il degrado dei beni pubblici vincolati. Un patrimonio di calcinacci e sporcizia

di Emanuela Rosi
La Nazione, 16/2/2011

Villa Ollandini, ex Colonia Olivetti e scuola XXI Luglio accessibili solo ai «senzatetto»

LE DISPOSIZIONI di tutela sono chiare. Richiamano quell’articolo 9 della costituzione che impone alla Repubblica di tutelare e valorizzare i suoi beni culturali e il paesaggio. 184 articoli e un allegato che si propongono di «preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e promuovere lo sviluppo della cultura». A Stato, Regioni, Province e Comuni il compito di assicurare e sostenere la «conservazione del patrimonio culturale» e favorirne «la pubblica fruizione e la valorizzazione». Ma la realtà ha visto ignorare sia il senso del «bene comune» che la legge. E i risultati sono evidenti, da tempo: da villa Ollandini all’ex Colonia Olivetti di Marinella, dalla scuola elementare dei XXI Luglio al vecchio ospedale di via Paci per finire allo storico ospitale di San Lazzaro, la tutela è solo sulla carta. Incuria, abbandono e indifferenza regnano sovrani sui beni pubblici, anche quando sono patrimonio prezioso della nostra storia e della nostra cultura, quando la legge ne garantirebbe in teoria tutela e vincoli. Rifugio di clandestini, disperati, miserabili che di quel degrado non sono la causa: loro continuano a usufruire di beni che sembrano non interessare a nessuno. Succede, da tempo immemore, a Villa Ollandini e nei molti casolari già abbandonati dall’Asl quando ancora lì aveva qualche ufficio, magari ristrutturati e mai utilizzati come l’ex Limonaia, murati più di una volta come la vecchia casa del custode. Una «colonia» di senzatetto ha riarredato gli spazi, mai del tutto svuotati da arredi e documenti dell’Asl: ovunque materassi, stufette, coperte, pentole sporche, cumuli di rifiuti. Vivevano dentro l’ex casetta del servizio di igiene mentale, ora assediata da montagne di spazzatura, la ragazza sfuggita allo stupro di gruppo e il suo fidanzato, dopo l’aggressione fermata dai carabinieri rifugiati dalla famiglia di lei. Nella villa invece si era sistemato, con altri, il gruppetto di polacchi e slovacchi. Aspettando l’ordinanza del sindaco di Sarzana, partorita dopo l’annunciato consulto con un «pool» di avvocati e la lettera di solidarietà della Soprintendenza, forse arriveranno ancora cemento, mattoni e lucchetti per fermare l’occupazione abusiva ma non l’incuria devastante che ha già soffocato le rare specie botaniche del parco con una giungla di erbacce.

MA NON STA meglio l’ex Colonia Olivetti che non vede più bambini in vacanza da decenni. Assiste invece impotente ai pini che crollano nel suo, una volta, splendido giardino sul mare e all’invasione quotidiana dei disperati in cerca di alloggi di fortuna. E, se Villa Ollandini è passata ad una società a responsabilità limitata in mano allo Stato, la «fu» Colonia è ancora affidata alle cure della Regione Liguria. Ma a nulla sono servite le nostre ripetute denunce né l’ultima «visita culturale» di un neonato gruppo Pd rimasta episodio isolato. Sembra ripetersi l’iter della villa alle porte di Sarzana cominciato con un’asta pubblica.

E LA SCUOLA elementare di viale XXI Luglio? Anche lei «tutelata», sottoposta a vincoli come bene architettonico e... abbandonata. A chiuderla è stata la necessità di adeguarla alle norme antisismiche. La promessa era di riaprirla dopo tre anni ma ne sono passati il doppio e, di anno in anno, le promesse si sono rinnovate: nel 2006 la Regione annunciava un contributo per ristrutturarla insieme al finanziamento per la «mitica» Rsa sarzanese, i 3 milioni necessari all’inizio sono diventati 6, il patto di stabilità ci ha messo lo zampino, e ora della scuola non solo non si parla ma è sparita anche da tutte le previsioni di bilancio. Ogni tanto cade qualche pezzo di cornicione, gli arredi e la biblioteca rimasti all’interno continuano a marcire, i rifiuti a crescere, i senzatetto ad occuparla e... la notte le luci continuano ad accendersi. E nessuno crede più sia il lume della speranza che torni ad essere luogo di cultura.

URBANISTICA VECCHIO ORMAI DI 17 ANNI MA PER L’ASSESSORE NON SCADE MAI

di Emanuela Rosi
La Nazione16/2/2011

UNA DATA di scadenza, come nelle buste del latte, non c’è. Ma sul fatto che il piano regolatore di Sarzana, adottato in consiglio nel 1994 e approvato dalla Regione quattro anni dopo, sia da rivedere non ha dubbi l’assessore all’urbanistica Roberto Bottiglioni. Per il Comitato Botta quel piano è scaduto da tempo, sia in base alla nuova legge che a quella vecchia. Lo ha ribadito sabato al convegno del secondo compleanno. Ma il Comune di Sarzana è ancora fermo. Le vecchie norme stabilivano nei sei mesi precedenti la scadenza dei 10 anni le amministrazioni dovessero procede a una verifica di attualità, e comunque avviare la revisione e adottare un nuovo piano entro 13 anni. Nel frattempo è cambiata la legge, sono arrivati i Puc ed è rimasto il limite dei 10 anni, già scaduti mentre i 13 scadranno il prossimo 11 marzo. Ma per l’assessore all’urbanistica in realtà «i piani non scadono mai». «Finché non ci sarà quello nuovo resta questo — spiega Roberto Bottiglioni — Da aprile però le eventuali varianti dovranno essere approvate dalla Regione e non più dalla Provincia quindi si allungano i tempi. Comunque il nuovo piano serve, solo che per mille motivi non siamo riusciti finora a mettere in moto le procedure nei tempi che ci eravamo ripromessi».

E LE VARIANTI al vecchio Prg, costruito sulla base di parametri, dati e tendenze vecchie ormai di oltre 17 anni, non sono mancate. Il Comitato Botta le ha contate ed elencate al convegno: 27 solo negli ultimi tre anni, 10 nel 2008, 5 l’anno successivo, 11 nel 2010 e già una in un mese e mezzo. Si va dall’ampliamento per il Mc Donald’s alla variazione d’uso per i locali della Fratellanza Agricola in via Fontananera, dal Social Housing a Marinella all’allargamento dell’area rottamazioni di Silea, ampliamenti vari dal Centroluna al cimitero di Sarzanello, cambi di destinazioni d’uso (l’ultimo le serre diventate commerciali) e modifiche alle previsioni in ogni quartiere della città: Falcinello, Bradia, Santa Caterina via Cavalcanti, Tavolara, Prulla, Crociata, Olmo e variante Aurelia. «Una variante non vuol sempre dire più cemento — sostiene l’assessore — Si possono anche diminuire le volumetrie, ma per togliere al privato un diritto già acquisito ci vogliono motivazioni forti. Per Botta non eravamo in grado di sostenere che non ci fosse più bisogno. In via Muccini la costruzione di una nuova città era già prevista nel Prg precedente. E comunque ci sarebbero voluti studi e ricerche nuove che andremo a fare ora». Bottiglioni annuncia dunque l’avvio dei lavori del nuovo Puc: prima le linee guida da discutere in città e approvare in cosiglio, poi la fotografia dell’esistente, il concorso per scegliere il professionista che dovrà elaborarlo.

«INTANTO si stanno preparando le cartografie dell’esistente — spiega Bottiglioni — Del vecchio piano è stato realizzato l’80-85% delle previsioni residenziali e produttive. Mancano Marinella e l’area dei Bozi dove era previsto un parco tecnologico con impianti sportivi, ed è stata invece costruita una superfice commerciale abusiva poi condonata». Resta dunque aperta, prima del nuovo piano ancora lontano, la possibilità dei due grossi insediamenti ancora da fare. Ma intanto l’assessore ha lanciato le «sue» linee guida, imprescindibili, per il futuro urbanistico di Sarzana: sviluppo sostenibile, contenimento del consumo del territorio, qualità e partecipazione

Il docente D'Alto: "nessuno è escluso da responsabilità sull'urbanistica

La Nazione, 23 febbraio 2011

L'architetto sarzanese, e docente di sociologia urbana Silvano D'Alto, interviene sul dibattito aperto dal portavoce del Movimento Stop al Consumo di Territorio Roberto Mazza sulle responsabilità dei funzionari pubblici nelle scelte urbanistiche. “Gli esiti sul territorio - scrive - sono la conseguenza di un insieme di attori pubblici e privati, tra i quali non secondari sono gli Uffici amministrativi, che interpretano norme e regolamenti e si fanno espressione di un modo di pensare e di forme di sensibilità che entrano a definire il rapporto pubblico-privato sul territorio. Naturalmente il problema non è tipo giuridico, ma culturale. Basti pensare al modo di operare di una qualsiasi commissione edilizia, che si trova sempre ad interpretare i regolamenti con una certa larghezza o severità nell'applicare le norme, alle discussioni che si animano tra i suoi componenti, tra i quali si dividono spesso le posizioni. Gli uffici sono un mondo di opinioni, di sentimenti, di azioni mai del tutto neutrali rispetto agli obiettivi della pianificazione. Non a caso Renzo Piano, quando è stato incaricato dalla Sindaco Marta Vincenzi a orientare la politica urbana di Genova, ha inventato il nuovo ufficio di 'Urban Lab' (Laboratorio urbano), in una chiatta sul mare, da lui stesso progettata, lontano dagli spazi amministrativi comunali. Una macchina i cui guidatori , senza incorrere in alcun tipo di reato, influenzano la struttura e la concezione sempre più disorientata della nostra pianificazione, a tutto vantaggio di gruppi di interesse privati. Dunque il problema sollevato è reale, perché è un implicito invito a tutti coloro che operano sul territorio, in modo diretto o indiretto, a farsi consapevoli che il territorio è una dimensione strategica della nostra cultura e del nostro modo di essere società. Nessuno può sentirsi escluso dalla responsabilità di quanto accade nel governo degli spazi della nostra vita quotidiana.“

Prof. Silvano D’Alto, Architetto e docente di Sociologia Urbana, Università degli Studi di Pisa.

lunedì 14 febbraio 2011

No a serre trasformate in centri commerciali

Il Secolo, 12/2/2011

Gli ambientalisti contro Caleo: "troppi permessi per costruire"

La Nazione, 9/2/2011

Dura presa di posizione di Roberto Mazza, portavoce del  Movimento Stop al Consumo di Territorio e Stefano Sarti, presidente regionale Legambiente contro la politica urbanistica del Comune di Sarzana. Dopo aver ricordato come La Spezia e Lerici hanno approvato mozioni per la messa in sicurezza del territorio, i due denunciano come le ultime frane siano la prova della "situazione di dissesto in cui versa il territorio, della cementificazione realizzata in assenza di qualsiasi pianificazione che tenesse conto delle caratteristiche idrogeologiche , della franosita' dei terreni, del rischio esondazioni. Si e' permesso di costruire -dicono Mazza e Sarti- solo per incassare gli oneri di urbanizzazione".
I due ricordano che la mozione approvata a Lerici impegna la giunta lericina al "confronto con l'Autorita' di Bacino per la mappa del dissesto idrogeologico, per inserire la figura di un geologo a supporto dell'Ufficio Urbanistico per verificare le relazioni allegate alle pratiche edilizie, per predisporre atti di responsabilizzazione dei privati per la manutenzione dei versanti".
Mazza e Sarti concludono denunciando che a Sarzana "la giunta continua ad approvare varianti per il consumo di territorio (quel poco che rimane): ad accelerare i grandi progetti edilizi di Botta e Marinella, l'approvazione del piano casa della Regione Liguria, che consente di ampliare anche gli immobili abusivi condonati e la variante che consente la trasformazione di 500mq di serre in attivita' commerciale. Quanto e' successo a Sarzana non ha fatto breccia nella volonta' dell'amministrazione di cementificare"    

Mercato immobiliare ancora nel tunnel: in tre anni oltre 120 mila case invendute

La Repubblica, 25/1/2011

"Tre anni di mercato in flessione hanno prodotto il dato allarmante di uno stock di 'giacenze' che ha ampiamente superato i 100 mila alloggi e oggi si attesta intorno ai 120 mila appartamenti invenduti". E' l'allarme lanciato dalla Commissione ambiente della Camera nel documento conclusivo dell'Indagine conoscitiva sul mercato immobiliare, presentato oggi.

Nel corso di varie audizioni, la Commissione spiega di aver raccolto "dati negativi" che sembrano "accentuare gli elementi di preoccupazione per il permanere di una tendenza negativa nel settore delle costruzioni che, a differenza di altri settori industriali, non sembra avere ancora toccato il punto minimo della caduta ciclica, e ha continuato a mostrare segnali che restano sfavorevoli".

La crisi, ha certificato il lavoro svolto dalla commissione parlamentare, è generalizzata e riguarda non solo il numero di abitazioni invendute, ma anche la diminuzione dell'erogazione di mutui immobiliari, il peggioramento della qualità del credito erogato, quello che il documento finale definisce il "preoccupante fenomeno di mancato accesso all'abitazione", fino all'aggravarsi del fenomeno degli sfratti.

La Commissione evidenzia inoltre che "l'annosa questione dei ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione ha assunto in questa fase di crisi economica una ormai inaccettabile caratteristica di sistematicità, che sottrae liquidità alle imprese, che è causa di un complessivo deterioramento dei rapporti contrattuali, anche fra soggetti privati, che in alcuni casi mette a repentaglio la stessa sopravvivenza delle aziende".

C'è poi da fare i conti con una "struttura rigida dei mercati immobiliari, sbilanciati verso la proprietà (le case di proprietà rappresentano in Italia il 72% delle abitazioni), che determina serie difficoltà a dare risposta ai diversi fabbisogni della domanda abitativa in locazione, da quelli delle giovani coppie a quelli di chi deve spostarsi per lavoro, da quelli degli studenti fuori sede, delle persone anziane e dei single a quelli degli immigrati regolari".

Per quanto riguarda in particolare gli affitti, "la situazione appare particolarmente difficile, se è vero che la quota di case in affitto in Italia (attualmente 4,4 milioni, il 18,8% delle abitazioni totali) è nettamente inferiore rispetto agli altri Paesi europei (Germania 57,3%, Olanda 47,3%, Francia 40,7%) e, soprattutto, che l'offerta di edilizia sociale in Italia è nettamente inferiore a quella degli altri Stati europei (4,5% sul totale, undicesima in Europa)". Inoltre, denuncia ancora l'organismo parlamentare, c'è una "inaccettabile quota di affitti 'in nero', che ormai supera le 500 mila abitazioni".

I deputati mettono infine in evidenza il problema del rapporto fra sistema creditizio e mercato immobiliare, sottolineando "la necessità di una chiara inversione di rotta rispetto ad una fase negativa caratterizzata da una sensibile diminuzione sia dei finanziamenti delle banche alle imprese per gli investimenti sia delle erogazioni di mutui alle famiglie per l'acquisto delle abitazioni".

giovedì 3 febbraio 2011

Comunicato del senatore Della Seta sul Piano Casa Liguria

da: Trenette e Mattoni di Marco Preve, 31/1/2011

Piano Casa Liguria: l’accusa del senatore Pd e gli struzzi


Prima o poi il Pd ligure dovrà abbandonare la politica dello struzzo e fare i conti con un piccolo problemino: un senatore del Pd che definisce cementificatori quelli della giunta Burlando a maggioranza Pd. Chi ha ragione? Urge un chiarimento.

Ecco, di pochi minuti fa il cominicato del senatore della Seta sul Piano Casa della Regione Liguria “Se dovessero passare le modifiche al piano casa proposte dalla vicepresidente della Giunta regionale, davvero la Liguria andrebbe ribattezzata ‘cementopoli’”. E’ quanto afferma il senatore Pd Roberto Della Seta, capogruppo in Commissione Ambiente ed ex-presidente nazionale di Legambiente, che aggiunge: “Nella scorsa legislatura si era arrivati a una soluzione equilibrata, che almeno in parte scongiurava il pericolo di utilizzare il piano casa come pretesto per nuove cementificazioni incontrollate. Se adesso quel compromesso tornasse in discussione, se in particolare si aprisse a una sostanziale deregulation urbanistica dando libertà di cambiare destinazione d’uso ad ogni genere d’immobile e prevedendo ampliamenti anche per i capannoni
industriali e per gli edifici abusivi condonati, le conseguenze per la Liguria, già oggi una delle regioni più cementificate d’Italia, sarebbero molto pesanti. E’ inutile e anche un po’ irritante vedere che ad ogni temporale di stagione si additano le responsabilità di un eccesso di cementificazione per la cronica fragilità del territorio ligure, e poi si propongono, come fa l’assessore Fusco, norme che quella fragilità accrescerebbero. Serve coerenza e serve buonsenso, la Liguria per difendere la sicurezza dei suoi cittadini e anche per tutelare il futuro della sua economia, a cominciare dal turismo, ha bisogno di politiche urbanistiche
innovative che minimizzino il consumo di suolo”.

Roma 31 gennaio 2011
ROBERTO DELLA SETA
Senatore – Pd
Capogruppo Commissione Ambiente
Esecutivo Ecologisti Democratici


Il Piano casa a tutto cemento che minaccia la Liguria

Il Fatto Quotidiano, 29/1/2011

“Quarantacinque milioni di metri cubi di nuove costruzioni. Il Piano casa della Liguria è come Attila. Per questa regione, per il suo paesaggio, ma anche per il turismo e l’economia sarebbe un colpo fatale. Sta per arrivare una seconda rapallizzazione”: Angelo Bonelli, presidente nazionale della Federazione dei Verdi punta dritto il dito sul piano della Regione che attende l’approvazione definitiva del Consiglio. Annuncia una raccolta di firme. Già, una storia da raccontare. Primo, per l’ambiente, perché secondo gli studi in mano ai Verdi e compiuti da esperti dell’Università Sapienza di Roma le nuove norme porterebbero circa 45 milioni di nuovi metri cubi di cemento. Una città. Secondo, perché nasce un caso politico nazionale: per i Verdi, il piano della giunta di centrosinistra di Claudio Burlando “è molto peggio di quello sardo di Ugo Cappellacci”.

Nessuna sorpresa, il Pd ligure da anni brilla per le scelte cementificatorie. Ma non basta: a presentare il piano è la vicepresidente, quella Marilyn Fusco che rappresenta in giunta l’Italia dei Valori. Il partito che alle ultime elezioni sui manifesti scriveva a caratteri cubitali: “Ambiente”. Rifondazione e Sel minacciano di non votare il piano degli alleati. Il presidente del Consiglio regionale, Rosario Monteleone (Udc), sospende l’iter di approvazione (per togliere le norme contestate o aggiungerne altre?).

Intanto il documento viene “arricchito” per la gioia dei costruttori. L’ultima aggiunta: chi demolisce un edificio e lo ricostruisce può chiedere il cambio di destinazione d’uso. Paolo Berdini, urbanista, la spiega così: “È il cavallo di troia per trasformare le fabbriche in case. Questo piano è il peggiore d’Italia, la morte dell’urbanistica”. Da più di un anno associazioni e cittadini danno battaglia. Dai frequentatori del blog di Beppe Grillo arrivarono centinaia di messaggi alla Regione. Alla fine sembrava che la Liguria si fosse salvata: gli emendamenti più devastanti, presentati dallo stesso centrosinistra, furono ritirati. C’era stata perfino una dichiarazione di Burlando che aveva fornito rassicurazioni: “Ritengo che sia un provvedimento equilibrato e giusto. Forse chi ha diffuso pubblicamente giudizi negativi preventivi dovrebbe oggi riconoscere che le cose stavano e stanno diversamente”. Si trattava, disse Burlando, “di giudizi affrettati e forse non formulati in buona fede”.

Che cosa dicevano i critici in malafede? Che il Piano Casa della Liguria concedeva ampliamenti volumetrici tra l’altro a edifici condonati e a strutture industriali. Insomma, che si rischiava una devastazione in una regione dove già il 45 per cento del territorio è “consumato” (record italiano). È passato un anno. Soprattutto sono passate le elezioni che Burlando e il centrosinistra temevano di perdere. E così ecco che il piano casa di nuovo cambia volto. Il contenuto: ampliamenti per gli immobili condonati e per i manufatti industriali e artigianali (leggi capannoni) fino al 35 per cento.

Non solo: possibilità di demolire e ricostruire con aumento volumetrico estesa a tutti gli immobili, dunque non soltanto a edifici pericolanti e ruderi. Insomma, i timori di chi, secondo Burlando, “aveva avanzato giudizi negativi preventivi… e forse non formulati in buona fede” sembrano concretizzarsi. “Si premia chi non ha rispettato le norme urbanistiche, chi ha realizzato abusi”, sostengono i Verdi. Burlando, però, non ha dubbi: “Abbiamo dato la possibilità di modesti ampliamenti volumetrici a favore delle attività produttive in un momento di drammatica difficoltà per le nostre imprese”.

Ma visto quello che è successo in Liguria qualche perplessità è perlomeno legittimo: in tanti ricordano come basti poi una piccola variazione di destinazione d’uso, due righe sui documenti, per trasformare una zona industriale in residenziale. Gli esempi non mancano: a Cogoleto dove sorgeva la Tubighisa alcuni imprenditori amici del furbetto Gianpiero Fiorani stanno realizzando 174 mila metri cubi di nuove abitazioni per 1.500 abitanti. Un’operazione voluta dal centrosinistra e firmata dall’architetto Vittorio Grattarola, fraterno amico di Burlando e membro della sua associazione politica Maestrale (dove sta accanto ad altri architetti, imprenditori del mattone e tecnici pubblici che si occupano di urbanistica e, ovviamente, al presidente della Regione che dà il via libera ai progetti). Di più: si dice che anche gli edifici alberghieri saranno ammessi ai benefici.

“Il Pdl e la Lega volevano altro. Così come le associazioni dei costruttori”, disse un anno fa Burlando. Oggi forse possono dirsi accontentati. E pensare che il centrosinistra nazionale era insorto contro il Piano Casa Burlando: “È il piano più cementizio d’Italia”, aveva attaccato Roberto Della Seta (Pd), accusando la “lobby del cemento” interna al partito. Pippo Civati e Debora Serracchiani non erano stati meno duri: “Se la realtà del Piano varato da un’amministrazione di centrosinistra dovesse superare le fantasie di Berlusconi, ci sarebbe da preoccuparsi. Il centrosinistra ligure abbia la forza di distinguersi da questo modo di procedere. La nostra generazione non si deve macchiare degli stessi errori compiuti dalla precedente”. Il Pd ligure, però, già allora aveva fatto capire che aria tirava: “Serracchiani e Civati farebbero bene a pensare ai fatti loro, anziché parlare di cose che non conoscono”, disse Mario Tullo, allora segretario ligure del Pd. Di sicuro lui di cemento ne sa parecchio.